Giulio Cesare Carcano

 
Ma dato che non faccio questo lavoro per vivere, le cose o le faccio come dico io o non le faccio per niente

Giulio Cesare Carcano, uno degli innovatori che hanno fatto grande il motociclismo italiano e pioniere del design velico. Sono suoi alcuni dei progetti motoristici e nautici che hanno segnato un’epoca.

Nasce a Milano nel 1910. Dopo gli studi liceali si laurea al Politecnico nel 1934 e al termine del servizio militare entra nello staff tecnico della Moto Guzzi.

La sua filosofia progettuale è improntata a quattro imperativi: semplicità, leggerezza, drastica riduzione delle resistenze passive e motori dotati di una buona coppia. Ma soprattutto le originali sospensioni a bracci oscillanti che accompagneranno tutte le sua moto, fino alla famosa otto cilindri.

Nel 1950 spinge la direzione affinché la Moto Guzzi si doti di una galleria del vento, sarà la prima casa motociclistica al mondo.

A conferma della sua poliedricità e genialità, utilizza la galleria del vento per disegnare il bob a 2 dell’Aeronautica militare Italiana, bob che vinse le Olimpiadi di Cortina.

Intorno al 1957 progetta la Moto Guzzi 8 cilindri di 500 cc, una moto assolutamente all’avanguardia, ancora oggi un esempio tecnico unico. Erogava l’impressionante potenza di 75 CV.

Nella sua carriera firma moto storiche come Falcone e la V7, portando la Moto Guzzi ai vertici delle competizioni mondiali.

Nel 1966, dopo la morte di Carlo Guzzi, Carcano lascia la Società alla quale ha dedicato trent’anni di passione, dedicandosi al suo secondo amore.
La vela.

Apre uno studio per la progettazione di barche da regata, ma Carcano affermava “Volevo progettare soprattutto barche che piacessero a me e mi era difficile piegarmi ai desideri dei committenti”.

Carcano è il padre del Villanella, vincitore della Two Ton Cup, del Vihuela, Venssa, Viola, Vinca, Volpina. Le sue barche differivano dalle altre per la caratteristica forma V della prua, una sorta di ossessione la sua, confermata dai nomi delle sue barche e dai celebri motori a V della Moto Guzzi.

Era anche un ottimo velista, da timoniere conquista un 3° posto al mondiale 5.5 stazza internazionale nel 1961 a Helsinki con il Volpina e con il Cisko-Yu domina per anni tutte le regate sul lago di Como.
Cisko-Yu è tutt’oggi, uno dei pezzi di punta al nostro museo.

Carcano partecipa con Beppe Croce ai primi contatti per una sfida italiana alla Coppa America attraverso l’incontro con il presidente USA John F. Kennedy.
Era inoltre nel Comitato d’Onore FIV con Agostino Straulino e Nico Rode.

Era avanti Carcano, e lo sapeva. Progettava tutto in maniera maniacale, ottimizzava i pesi, studiava forme e appendici, sperimentava materiali, ideò i timoni appesi a poppa, fu precursore del dislocamento leggero. Disegnò barche dalle prestazioni sbalorditive, soprattutto nelle andature portanti.
Non è difficile, oggi, intravedere alcune sue linee negli Open Oceanici di designer contemporanei.

Dagli anni Ottanta, viveva tranquillo a Mandello nella sua casetta in riva al lago. Quando veniva invitato a ricordare gli anni dei suoi successi lo faceva inizialmente con una certa riluttanza, poi il ricordo delle persone che avevano collaborato lo portavano a sciogliersi ed a far rivivere i ricordi.

Anche nel canottaggio riuscì a lasciare la sua impronta. Sul “quattro senza” la formazione classica prevedeva che i remi fossero alternati; la sua innovazione consisteva nell’avere il primo e il quarto da un lato e i due centrali dall’altro; questa innovazione fece vincere alla Canottieri Moto Guzzi numerosi titoli.
Da allora la quasi totalità degli equipaggi del mondo adotta questa tecnica.

“Vedi … ero seduto al circolo della Guzzi a Mandello Lario e vedevo i ragazzi del ‘4 senza’ allenarsi e avevo notato che la scia della canoa era lievemente irregolare; ho suggerito una piccola modifica”.

In queste 3 righe c’è tutta l’umiltà del genio e l’essenza di un eclettico personaggio che tanto ha dato al nostro Paese, ma che ancora in pochi conoscono, fatta forse eccezione per gli appassionati della Moto Guzzi e i velisti sopra i 50 anni.
“Ma dato che non faccio questo lavoro per vivere, le cose o le faccio come dico io o non le faccio per niente”.

Questo guidava il suo pensiero e che forse stava alla base del suo successo: l’indipendenza intellettuale.

Augusto Farneti – Professore, giornalista ed esperto di motociclismo.

Giulio Cesare Carcano si interessava scientificamente delle corse. Lo troviamo ai box, al bordo delle piste, […] Punto di riferimento sicuro per i piloti, di cui spesso divenne amico e confidente, seppe attorniarsi di collaboratori validissimi e devoti che lo seguirono fino in fondo in un’ineguagliabile storia sportiva.
Gli sportivi lo idolatravano. Questa irripetibile situazione, quasi come una felice congiunzione astrale, contribuì a portare il numero delle vittorie Moto Guzzi al “Record dei record”.

Ildo Renzetti, Ing. e progettista Moto Guzzi

Incontrai l’ingegner Carcano nel 1950. Ero stato assunto alla Moto Guzzi, il mio primo lavoro.
Lui aveva 40 anni, ma ne dimostrava molti di meno: alto, folta capigliatura, colletto della camicia aperto, giubbotto di pelle scamosciata, portamento signorile. Incuteva una discreta soggezione.
Ebbi il coraggio di chiedergli qualche delucidazione sul lavoro che stava facendo. Non solo mi rispose con dovizia di particolari, ma cominciò lui stesso a rivolgermi qualche domanda. Non era facile diventare amici dell’ingegner Carcano, ma nel mio caso la simpatia fu subito reciproca.
Nella sua cerchia di amici e collaboratori non c’era posto per gli arroganti, i presuntuosi ed i superbi.
Amava i gatti, i motori e le barche a vela.
I gatti erano i padroni di casa. Quando andavo a trovarlo non mancavano mai i due magnifici gatti, seduti su due cuscini, che assistevano alla nostra conversazione, con una espressione tale da sembrare molto interessati all’argomento.
Del resto, anche l’ingegner Carcano aveva molto del gatto: l’intelligenza, la prontezza di riflessi e un amore immenso per la libertà. Anche nel lavoro doveva essere libero. Odiava le imposizioni. Come progettista era di una genialità eccezionale, ma il progetto doveva entusiasmarlo, altrimenti non nasceva.
Ho avuto la fortuna enorme di averlo come maestro, ma soprattutto il privilegio di averlo come amico.

Carcano muore alla soglia dei novantacinque anni nella sua casa di Mandello.

 
 

 

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